“Smettete di chiamare eroi, infermieri, medici e operatori. Se non gli concedete neanche un euro di premio sullo stipendio. Bisogna dire grazie a chi ha reso migliore il mondo. Ciò che serviva dimostrare a questo esercito di soldati doveva essere solo rispetto e considerazione.” Queste le parole di Giuseppe Carbone nel messaggio di fine anno del 2020: segretario generale della Fials.
“Non ci sentiamo parte dello scontro – prosegue – che vuole affossare l’operato di un esecutivo, che infin dei conti ha impiegato risorse in più per il SSN, sebbene non sufficienti a risolvere le criticità. Questo sarebbe stato il modo di ringraziare in modo sensato infermieri, medici, operatori sociosanitari e le professioni sanitarie. Donne e uomini impegnati ogni giorno nella lotta alla pandemia e alle sue tragiche conseguenze. Infatti, costruiscono con fatica e senza mai darsi per vinti il sistema salute del nostro Paese. A loro va il nostro sentito ringraziamento oggi, a quelli che non si sono mai arresi davanti alle difficoltà”. Chi sono i professionisti sanitari? A chiusura di questo annus horribilis Fials vuole ricordare chi sono. Per non dimenticare cosa hanno fatto.
Chi una volta a casa dai loro figli, ha preferito non accarezzarli
“Sono quelli che sono rimasti anche quando tutti avevamo paura, quando non c’erano le mascherine e i dispositivi di protezione individuale scarseggiavano. Chi una volta a casa dai loro figli, ha preferito non accarezzarli. E da quel giorno è cambiata la loro vita. Sono i professionisti andati volontari ad allestire i reparti di terapia intensiva in 24 ore. Sono quelli che sono stati fotografati quando, stremati, hanno lasciato cadere la testa sulla tastiera del computer. Là dove con ostinata precisione e rigore hanno scritto progressi e peggioramenti dei pazienti.”, continua.
Sono quelli che quest’estate hanno perso litri di sudore
“Sono quelli che quest’estate hanno perso litri di sudore, – spiega Carbone – per stare ore e ore dentro tute ad alto contenimento. E fuori le discoteche riaprivano. Sono quelli che hanno corso senza requie per afferrare ogni possibilità di aiutare ogni malato, fino all’ultimo, per non lasciare indietro nessuno. Quelli che hanno sperato di poter fare la differenza, di strappare una vita ancora. Anche dimenticando le proprie famiglie, distanziando il mondo esterno perché dovevano proteggerlo dalla guerra che stavano combattendo. Un mondo che hanno sentito distante dal capire il rischio che stavano correndo, dal precipizio di questa folle corsa contro il tempo”.
Alle istituzioni
“Alle istituzioni, di cui sono parte, – conclude il segretario generale Fials – ma soprattutto a chi ha voluto attaccarli con allarmismi infondati su presunte adesioni alla campagna vaccinale nelle Rsa, a cui aderiranno in massa, noi della Fials rispondiamo ricordando chi sono gli operatori sanitari. Cosa fanno e perché non si fermeranno né ora, né mai. Si tratta di una faccenda seria l’assistenza ai malati, la presa in carico dei pazienti. Il loro è un lavoro di primaria importanza. E che merita rispetto. Perché a loro sta a cuore ognuno di noi, ogni malato Covid e non Covid, dal primo all’ultimo. Pazienti che curano nelle corsie degli ospedali, mentre nel tepore delle case si festeggia l’arrivo del nuovo anno. E allora che il pensiero vada a loro. A chi resiste e a chi non ce l’ha fatta ed è caduto nell’esercizio della professione”.